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Cosa un Ironman

MESSAGGIO VINCITORE DEL CONCORSO LA PENNA ESTINTA 1999
DI MAURO MONGARLI

Cosa è un ironman?
- una gara di triathlon?
- qualcosa di travolgente?
- una competizione dove parti appena rasato e arrivi con la barba che affiora?
Tutte e tre le cose. Ma prima di cominciare il racconto di questa esperienza, vorrei ringraziare tutti voi per gli auguri: non li ho potuti leggere, ma li ho sentiti lo stesso!

VENERDÌ

Io e Marcella siamo a Klagenfurt dalla sera del giovedì, e il posto ci appare bellissimo. Il lago è meraviglioso, e le attrattive turistiche non mancano: dai monumenti alle bellezze architettoniche, dalle case di Musil e di Mahler alla gentilezza delle persone - per non parlare delle piste ciclabili e della quantità/qualità dei ciclisti che le percorrono...

La mattinata è dedicata alla ricognizione del percorso in bici. Saliscendi, pianura e discese a sufficienza, quattro km all'8-10% nel bel mezzo del giro da 60 km da ripetersi tre volte. Tutto bene, mi sento pronto, calmo e rilassato.

Nel pomeriggio, turismo e registrazione all'ufficio della gara.

SABATO

È prevista una conferenza di Mark Allen, ovvero il più grande triatleta di sempre, da poco ritiratosi. Elettrizzante! Che uomo.

Nel pomeriggio porto il necessario per la gara nelle zone cambio. Mi spiego meglio, curiosi! Un ironman è diverso da un triathlon più corto per molti aspetti. Quando ci si deve cambiare (dal nuoto alla bici e dalla bici alla corsa) non si deve mettere tutto in ordine nella piazzola assegnata. Si deve consegnare la bici e il casco il giorno prima della gara - e questi verranno controllati che siano in ordine (a me hanno stretto il freno davanti). Poi si deve consegnare tutto il materiale necessario (vestiario e cibi) in due diverse sacche che in gara ti vengono passate al volo dai volontari dell'organizzazione. Pare complicato, ma in realtà dopo 7 ore di bici risulta molto comodo!

Comunque, foro mentre consegno la bici!!!!!!!!!

Divento nervoso, ma per fortuna il meccanico controllore si offre di cambiarmi la camera d'aria (ad un prezzo ottimo). Io sicuramente, in quel frangente, ci avrei messo di più di quanto ci avrei messo in gara.

Posiziono il tutto, si cena e vado a nanna tranquillo.

DOMENICA

La partenza è alle 8:00. La giornata è già calda.

Il borgomastro in persona spara il colpo che ci fa scattare verso i 3800 metri di nuoto (oddio scattare...). L'acqua è piacevole, limpida, per nulla fredda. Mi vengono in mente certe gare dove per toglierti la benzina dalle dita dei piedi devi chiamare la pulisecco...

Il mio passo è quello previsto, forse un pelo veloce. Giro alla boa dei 1500 tranquillo e pacifico, punto verso Maiernig, verso la casa bianca e azzurra dove abitò Gustav Mahler. Qualcuno rinviene da dietro, alcuni li prendo: c'è un po' di traffico che mi distrae, prendo qualche botta (ma dico io, con tutto quello spazio...). Si gira ancora, verso il canale che ci porterà nel cuore del parco di Klagenfurt e al primo cambio. Un altro cozzo, ma stavolta bevo una bella sorsata. Putroppo sono sensibile a queste cose: mi preparo a circa tre minuti duri, e tre minuti dura il tutto: intorpidimento, rallentamento, mal di stomaco, vomito e ripresa. Imbocco il canale, anche questo limpidissimo, tanto che le alghe arrivano a toccarmi e... a darmi fastidio alla vista: nuoto senza lenti, ormai sono stanco e la testa comincia a dolermi di nuovo. Procedo, comunque, e supero anche un paio di persone più stanche di me, a quel punto. Sono sulla pedana in 1h:26', solo 6' più del previsto. Mi felicito con me stesso (in un fracasso di trombette e urla di austriaci che hanno letto il mio nome sul programma e lo gridano a pieni polmoni).

Le alghe ravvicinate però mi fanno vomitare ancora. Stringo la transenna tra le mani, e la mollo solo quando riesco a camminare. Il volontario che mi assisteva mi regala un gran sorriso quando vede che continuo, e mi passa la sacca.

Mi vesto respirando profondamente, vado verso la bici e parto, con Marcella che mi incita. Il primo giro va via liscio: il clima è ancora sufficientemente fresco, sono riposato, me la prendo comoda sulla salita. Alla fine mi passa una moto a gran velocità: è il primo, Stefan Holzner. Il tratto è in leggera discesa : io la sfrutto per recuperare e vado a 42, lui vuol vincere e va almeno a 65 kmh. Tattiche diverse, non credete? Comincia il secondo giro. Tutto bene fino ai piedi della salita, dove mi accorgo quasi di colpo che oramai è mezzogiorno, e il sole picchia come un fabbro. Economizzo le energie e scollino, un poco più provato.

Finisco il secondo giro e i piedi cominciano a dolermi, proprio mentre Marcella mi fa delle foto. Nel frattempo, lei ha organizzato tutti i parenti degli italiani in gara, che mi incitano come degli invasati. Terzo giro. Dopo circa dieci chilometri comincia a tuonare, e ad alzarsi un gran vento - per fortuna alle mie spalle. Il fatto non mi consola più di tanto, però: infatti, fantozzianamente, nonostante tutti i miei sforzi per lasciarmelo dietro, comincia un temporale biblico proprio mentre sto per cominciare la discesa, impegnativa e veloce di per sé. Aggiungete pioggia e vento di traverso, e avrete qualche momento di vera strizza, che sinceramente avrei voluto evitare. Con il giro più lento arrivo incolume, comunque, e giungo nella tenda del cambio che sta spiovendo. Mi viene offerto un massaggio, che accetto di buon grado, perché tremo dal freddo: l'abbassamento della temperatura è stato notevole.

Riparto dopo sette ore di bici, avendo chiaro in testa qualche cifra: 150-155 battiti da non superare, 5 minuti e 20 a km da mantenere.

La gente è meravigliosa, sono tutti eccitati perché Holzner ha appena vinto la gara con un tempo eccezionale, e io ne godo non poco: sono un suo grande tifoso, l'ho conosciuto in Nuova Zelanda ed è un vero campione anche dentro.

Tornando a me, annoto che il mio primo km è corso a 5'08". Calma Mauro, così arrivi solo a metà. Rallento - almeno così credo, perché il secondo km è a 4'45"!!! Per fortuna c'è il ristoro, dove mi fermo, mi rifocillo e mi dico a voce alta che così non arrivo al decimo, di chilometro. Il fervorino funziona, e arrivo al settimo km in media perfetta.

Qui purtroppo succede il guaio: mi accorgo da segnali inequivocabili che ho preso freddo in bici. Per farla breve, da qui al 25esimo km faccio una decina di soste "tecnico-idrauliche", e perdo un sacco di tempo. Il morale comunque tiene!

Per un po' sono anche ultimo, chiacchierando amabilmente con il ciclista incaricato di seguire ed assistere l'ultimo concorrente. Sono ultimo in compagnia di un francese, che dice di non riuscire più a correre, che è determinato comunque a finire ma che questo è il suo primo e ultimo ironman. In quel momento io non sono convinto che arriverà lui, per ultimo, ma a questo punto il mio accento italiano gli fa fare un grave errore tattico.

"Sei italiano? Ah, noi siamo campioni del mondo!" Beh, credetemi: quell'uomo è stato così gentile da darmi la sua ultima carta igienica, e lo stimerò sempre per questo, ma questo non me lo doveva dire.

Io, il minor tifoso di calcio d'Italia mi sono messo a correre per finire, abbracciare Marcella all'arrivo e ora anche per l'onore di Roberto Baggio!

La scossa è stata tale che trovo anche una soluzione "meccanica" al problema intestinale: visto che ormai si fa sera mi infilo il cappellino nel costume, a proteggere la pancia, e prima del trentesimo km riesco a fermarmi solo ai ristori per bere e mangiare!

Definirlo un crescendo sarebbe ovviamente esagerato, ma ragazzi: i cartelli dei km ora mi venivano incontro sorridendo uno dopo l'altro, e non avevo più dubbi: stavo per diventare un Ironman.

Ritrovo Marcella dopo ore seduta in una pizzeria: quasi si strozza, ma ha le lacrime agli occhi. Ormai è fatta, mancano solo 7 km, ho già ripreso due persone e ne ho altre due nel mirino. Mi sincero sulla loro salute, e leggo sulle loro facce stravolte il mio stesso sorriso soddisfatto.

Negli ultimi due km sono ancora nel parco: sono ormai le 9 e mezza, per via del temporale è già scuro quasi del tutto, e il parco è illuminato da fiaccole meravigliose. Ormai corro senza più toccare il terreno. Mi si affiancano due volontarie. Mi chiedono se sto bene, se ho bisogno di assistenza ora o dopo il traguardo, avvertono l'arrivo con la radio che arriva un altro ironman.

Al 42esimo km c'è una curva che da sui 195 metri finali. Lì le ragazze mi lasciano, facendomi i complimenti.

È un bagno di folla: nonostante l'ora, c'è un mare di gente che applaude proprio me.

Prima della pedana che mi farà salire al traguardo mi inginocchio e lo "adoro" alla maniera araba. Chi si mette a ridere, chi grida Allah... a braccia levate raggiungo il traguardo e lo taglio con un salto. Il cronometro segna 13 ore e 42 minuti. Mi coprono di complimenti e di coperte, mi chiedono se voglio prima mangiare o il massaggio. Scelgo il massaggio e mi dirigo verso la tenda cercando Marcella con gli occhi quando una mano mi afferra e mi gira.

"Ehi, c'è qualcuno per te..." pensavo che avessero fatto passare Marcella, ma girandomi mi trovo davanti Mark Allen, con la mia medaglia.

"Congratulations, Mauro, good job!"

Mi inchino, mi mette la medaglia al collo, mi abbraccia. Mi sentivo come se potessi ricominciare da capo.

Massaggio: dietro un teutonico e caloroso HALLO! ritrovo il ragazzo che mi aveva rimesso in piedi tra la bici e la corsa. Cominciamo a parlare, e io evidentemente comincio subito a scaricare la tensione raccontandogli tutto. Arriva la dottoressa, che con il suo occhio clinico mi visita velocemente e mi fa i complimenti sul mio stato. Sul momento resto interdetto, ma poi vedo quattro persone con due coperte a testa e una flebo enorme al braccio. Chiedo quanti ritirati ci sono stati, mi dice circa 50, un terzo secco dei partecipanti. Smetto di parlare e penso a riposarmi, che è meglio...

In quella arriva Marcella, e gli occhi cominciano a... sudare un poco.

Poi riprendo a parlare (il massaggio prosegue, un massaggio coi fiocchi!), tanto che i massaggiatori mi offrono un pezzo della loro pizza, per farmi star zitto un po'!

Non ho fame, dopo il massaggio. Chiedo lumi alla dottoressa, che mi spiega che dell'acqua e quel pezzo di pizza vanno benissimo, al momento. Ora devo solo dormire e mangiare quando mi sento. Insomma, la migliore delle situazioni possibili.

Vado a ritirare bici, sacche e la maglia da finisher.

Alle 23, un altro momento di commozione. Ci sono i fuochi d'artificio. Il 19 scorso era la festa del Redentore, a Venezia, l'ultima nostra festa "vera", non svenduta al turismo. Viene ricordato il voto fatto nel 1522 dal governo veneziano, voto fatto per scongiurare un'epidemia di peste che aveva ucciso due terzi degli abitanti di Venezia. Forse conoscete questa festa per il famoso concerto dei Pink Floyd di qualche anno fa, forse perché facendo la Venice Marathon avete fatto il ponte di barche: ecco quello, durante il Redentore, continua oltre la punta della Dogana, fino all'isola della Giudecca dove i pellegrini si recano a "ringraziare" nella chiesa del Redentore, progettata dal Palladio. Poi, dopo aver mangiato l'anatra ripiena, ci sono i fuochi, tra i più belli del mondo da sempre.

Anche a questo pensavo, mentre guardavo i fuochi a Klagenfurt quella sera. E credetemi, ero davvero felice.

Un abbraccio
Ironmauro
(felice anche adesso!)