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Vento

MESSAGGIO VINCITORE DEL CONCORSO LA PENNA ESTINTA 2002
DI LUCA SARCINELLI

Salve ragazzi, bene vorrei ringraziare pubblicamente Giuseppe per la sua dedica, sinceramente non credevo che dopo tanto tempo qualcuno in lista potesse arrivare a tanto. Per questo devo ringraziarti, perché nella sofferenza di un giorno e nella gioia di un momento hai trovato un momento per pensare a me, che forse non proverò più la stessa sofferenza e la stessa gioia. Mi sembra di vederti, sulle strade piatte di Latina, mentre guardi preoccupato il tuo cronometro fermo e ti accorgi di un pulsante premuto per sbaglio, e assapori quei momenti che non tornano, guardi il cartello del 40 chilometro e quasi non ci credi. Eppure è vero, sei arrivato fino in fondo e non rimpiangi le giornate di fatica al caldo e al freddo per prepararti a queste sensazioni.

Me lo ricordo, sai, cosa vuol dire preparare una maratona. Non l'ho mai corsa, ma mi ricordo quando ho corso il mio lungo più lungo, 32 chilometri. Era un giorno d'agosto, e pur essendomi fermato diverse volte a bere arrivai alla fine totalmente disidratato e con diversi crampi. Gli ultimi cinque minuti li vissi come in uno stato di coscienza trasparente, mi sembrava quasi di non ritrovare più i miei pensieri, le mie sensazioni, e che tutto potesse riassumersi in quel "Devo farcela" con il quale ero partito. E quando ho finito (barcollavo) mi sono seduto sul ciglio della strada, ho preso la mia testa fra le gambe e per alcuni istanti ho continuato a ripetermi "Devo farcela", come se stessi ancora correndo. Proprio come se stessi ancora correndo.

Allora, se c'è una cosa che ho imparato dalle mie e dalle vostre esperienze, credo sia questa: bisogna pensarci prima di partire, perché quando sei sulla strada i giochi sono già decisi. In questo senso capisco bene quello che ha provato Roberta, e perché è voluta arrivare alla fine. "Non si fanno prigionieri" è solo uno slogan, ma la realtà è che lei aveva già deciso prima di partire che sarebbe arrivata fino in fondo a tutti i costi, e magari non se ne è resa conto finché le sue gambe non sono diventate dure ed inerti come l'asfalto. Per questo, decidete prima cosa volete fare, perché quando sarete sulla strada e vedrete i chilometri passare non sarete più voi: voi sarete il vento che vi soffia in faccia, sarete le facciate delle case e gli alberi, sarete gli sguardi timorosi della folla, sarete il caldo o il freddo di una giornata qualunque per tutti ma non per voi.

Voi non sentirete il dolore o non lo capirete, e riuscirete solo a pensare: "Ancora un passo, ancora un minuto, ancora un chilometro". Non è eroismo, no, e non è nemmeno per fare qualcosa di speciale, per distinguersi dal gregge, che correte, ma semplicemente perché non potete farne a meno, perché state realizzando un'idea, che questa sia un ragazzo che non può più correre, o il sorriso di un figlio, o il ricordo di una persona che non c'è più, oppure un'indicibile speranza.

E la corsa è bella proprio per questo, perché è sincera come il sogno di un bambino e non si può mentire quando si corre, sei di fronte a te stesso come ad uno specchio di carne e continui a lottare fino alla fine. Non si può mentire quando si corre, ma si può mentire quando non si corre: si può sottovalutare un problema, si può essere sordi di fronte alle proteste del proprio corpo ed illudersi che domani sarà tutto passato.

Ma ascoltate quello che vi dice il profeta: l'unico modo per risolvere un problema è affrontarlo, nella corsa come nella vita, quindi non girate la testa e non dite sottovoce "Devo continuare ad allenarmi comunque", ma conoscete i vostri limiti e capite il perché dei vostri problemi, e fatelo prima di infilarvi le scarpette ed uscire: una volta fuori, siete il vento che soffia.

Luca Sarcinelli