Skip to: Site menu | Main content

Corsa di compleanno

MESSAGGIO VINCITORE DEL CONCORSO LA PENNA ESTINTA 2006
DI PIER PAOLO STEFANOPOLI

Ve lo confesso, esito... scrivere non è il mio forte e, anche se ammiro gli slanci poetici ispirati dalla corsa che scaturiscono da certe penne estinte, anche se in cuor mio li condivido (perché le sensazioni vere sono di tutti noi), anche se...

Beh, mi vergogno.

Ma trentanove anni meritano un piccolo tentativo poetico anche da parte mia, piccolo piccolo. E, con un po' di rossore, eccolo qua.

Ieri sono uscito a correre. Il luogo non può dirvi niente... uno di quei luoghi un po' sperduti della Sardegna occidentale dimenticati da Dio e dagli uomini. Qui il jet-set di Porto Cervo non ci è venuto mai e anche i turisti più intraprendenti, quelli che vanno a zonzo alla ricerca della Sardegna diversa, della Sardegna selvaggia, difficilmente scendono oltre la riva destra del torrentello senza nome che separa questo tratto di costa dalla strada principale. Per evitare il torrente bisognerebbe aggirare il Monte Rassu, ma questo è impossibile perché il Rassu si tuffa a picco nel Mediterraneo. O arrivarci dal mare, come ogni tanto fa qualche barcherolo smarrito. O conoscere la mulattiera che porta all'unico guado, il guado del Flumineddu, quello dove da bimbo trascorrevo ore e ore a sognare un imbarco su un peschereccio che mi portasse lontano.

Corro tra i lecci e i corbezzoli in fiore, e nell'aria c'è l'odore familiare e pungente del rosmarino, misto al salmastro del vento di Maestrale. Non avevo voglia di correre, stasera, sono uscito solo perché è la mia corsa di compleanno, un rito che non posso negarmi, quasi una compulsione. Ma le sensazioni sono negative e mancano meno di due settimane a Padova, aiuto! E dire che le provo tutte... ascolto il mio respiro e il battito del mio cuore, mi interrogo sul mio "io" e sul mio "me" e cerco di fonderli nel respiro e nel battito del cuore. Sono aria nei polmoni, sono un cuore che batte forte, sono il sangue che pulsa nelle vene... ma queste formule zen, che a volte mi aiutano a trovare la giusta concentrazione, oggi mi sembrano ritornelli spenti, piccole bugie da scolaro. Non ne ho voglia, questa è la verità. Penso di lasciar perdere ma poi... poi mi dico che la corsa è sempre un viaggio, e se non c'è piacere nel viaggio posso almeno concentrarmi sulla meta.

La meta: una spiaggetta candida di conchiglie smozzicate, seminascosta da un porto naturale che ricorda la conca di Cartagine, da cui provenivano forse alcuni dei miei progenitori fenici. E mi distendo in riva al mare e sgombro la mente da tutti i pensieri negativi e anche dalla paura di Padova con cattive sensazioni. Resto vestito, ma vi confesso che nei giorni d'estate, sicuro della mia solitudine spesso mi spoglio e nuoto e poi resto disteso a lungo a fantasticare. Che cosa è cambiato da allora, da quei giorni lontani di trent'anni fa? Ho trent'anni in più, trentanove in tutto come le scudisciate di Ponzio Pilato. Non sogno più un peschereccio che mi porti lontano perché sono stato lontano ma sono tornato qua. E mi avvicino titubante ai quarant'anni, che dicono sia quell'età in cui sentirsi giovani davvero. E poi non penso più a niente ed entro in un dormiveglia, di quelli che il nostro poeta Alberto Ledda chiama ricurnengiones. Alberto Ledda... grande poeta mai uscito dalla cerchia delle mura di Sassari. E quanto ai ricurnengiones... la parola è intraducibile, ma le sensazioni meritano di essere narrate... magari al prossimo rintocco di campane, quello del chilometro quaranta.

Saludos a tottus

Pier Paolo