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Venezia bifronte

MESSAGGIO VINCITORE DEL CONCORSO LA PENNA ESTINTA 2007
DI GIOVANNI CHESSA

4.53 - 4.25 - 4.25 - 4.24 - 4.17
4.28 - 4.29 - 4.25 - 4.24 - 4.25
4.29 - 4.34 - 4.31 - 4.31 - 4.25
4.29 - 4.28 - 4.26 - 4.35 - 4.32
4.20 - 4.21 - 4.32 - 4.23 - 4.34
4.32 - 4.27 - 4.26 - 4.46 - 4.27
4.30 - 4.32 ...

Click. Km 32, dopo 2:23.39,25 dal passaggio sotto la linea di partenza. Stoppo il cronometro, passo il cavalcavia che immette sul ponte della Libertà ma prima del ponte mi infratto tra gli alberi sulla destra per un pee & shit stop non proprio brevissimo.

Curato e coccolato dal Potentissimo Deuoll, ho perso definitivamente il contatto con i pacemakers delle 3:10 sul ponte pedonale nel parco di San Giuliano, ma non importa.

Fino a quel momento è stata una buona corsa, fosre appena grigia per l'aria che si respirava sin dalla partenza, sudando tanto e correndo "basso" e "piatto" con conseguente lavorio eccessivo di quadricipiti e poca spinta di polpacci e avampiedi.

Bene, ecco il ponte della Libertà da correre/fare/vivere ma non da subire. Poco dopo il 25 dentro Mestre mi è venuto in mente che mi stavo avventurando in una zona della corsa relativamente poco conosciuta, affrontata in allenamento in paio di volte e basta, dopo la pausa estiva.

Ecco il ponte, dunque. Ci corro sopra, piuttosto rilassato e decisamente più lento di prima, godendomi il sole e meravigliandomi dei pochi, pochissimi cadaveri che camminano. Qualcuno mi supera, qualcuno lo supero, insomma solita roba.

Le dicerie sul ponte sono molto simili a quelle che più in generale circolano sulla maratona stessa: echeggiano parole come "lunghissimo", "difficilissimo", "muro", "crisi" eccetera. Ma per oggi ho finito di fare i compiti, svolti come al solito solo all'"anta per cento" per la disperazione del mio Pippi di fiducia e il click di prima ha concluso una corsa (non una gara) e ne ha avviato un'altra.

Guardo a sinistra le barche a vela sospese dall'assenza di vento sul mare in piatta, un mare che si confonde con il cielo, mare senza orizzonte, mentre davanti si scorgono via via sempre più nitide le forme tondeggianti delle chiese di Venezia. I quadricipiti hanno lavorato molto e male, mi fermo per un po' di stretching e vengo beccato da Robiberna. Lo affianco, ma la differenza tra me e lui è che lui sta correndo la maratona, mentre io sto correndo e basta. Ma va bene così.

Al ristoro del 35 aiuto un povero cristo in preda ai crampi a rimettersi in piedi. Ah, come fa bene alla coscienza (e all'ego) una buona azione, e come mette a tacere remore e scrupoli... Riparto, e penso alle parole di Antioco: "Quando il tempo passa c'è / quando non passa non c'è". E dalla fine del ponte fino al ristoro del 39 il tempo proprio non esiste, nel senso che non passa. Esistono la noia e lo sbadiglio - si può sbadigliare in maratona? Evidentemente si.

Invece il primo ponte funziona come lo squillo di tromba che nell'ouverture del Guglielmo Tell apre (si dice così, Matteo Mahler?) alla parte più famosa, usatissima nei cartoni animati della Warner.

E proprio come guardando un cartone animato mi diverto come un bambino, passando nelle pozze lasciate dall'alta marea, schizzando e spruzzando podisti e turisti, sprintando sulle rampe di legno gridando "Vvvruuummm!!!" come i bambini e facendo l'aeroplanino in discesa: chi assisteva alla corsa ha apprezzato molto, i podisti un po' meno...

E avanti e avanti ancora e ancora, Piazza San Marco e le colonne del leone e di San Giorgio (perché lui e non San Marco o San Polo patronimi di due sestrieri? Cristiano, Ric, aiuto!) e mi verrebbe da girarci intorno e chissenefrega se il tempo scorre implacabile ma vabbe', e ancora e ancora, e alla fine dell'ultimo ponte davanti all'arrivo un cicciobello pelato e tutto vestito di nero comincia a fare lo spremone... Mi passa nitidamente per la testa il pensiero: "Non esiste che uno che pesa più di me mi arrivi davanti" il che la dice lunga sulla situazione ipossi-ipoglico-endorfo-cerebrale del momento, fatto sta che sprinto per la gioia e le urla dello speaker "Lo sprint, signori, parte lo sprint!!" e lo passo, finendo a braccia alzate felice come una pasqua.

Parafrasando quel tale che scrive e canta tra la Via Emilia e il West:

"Venezia è un imbroglio
che riempie la testa soltanto di fatalità
del resto del mondo non sai più una sega
Venezia e la gara, chissenefrega!"

Un grandissimo grazie a RicTaoLin e a Cristiano Moschini, magnifici anfitrioni, e un infinito grazie al Potentissimo Deuoll che mi ha curato come un figlio, impedendomi di prendere freddo e guidandomi passo dopo passo con una sollecitudine che mi ha commosso, finché il suo dovere di pacer non ha - più che giustamente - prevalso.

Jokess

Un giorno uno scoiattolo
a correre sfidai...