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Un minuto di corsa...

MESSAGGIO VINCITORE DEL CONCORSO LA PENNA ESTINTA 2008
DI NICOLA BOVIO

Stavo gi, in Comune. Non che sia una salita ripida la mia, saranno forse cinque metri di dislivello, poco pi. Al protocollo solite storie, solite attese e solita nausa orrenda data dall'odore di carta, forse igienica, che deposito io... e che ricevono loro: poco meno intenso dell'odore di quella che scivola sul bordo di gres porcellanato ed in un mulinello s'infila nelle condotte del water.

Ma autunno e l'aria frizzante. È novembre e la luce del mattino gialla mi ricorda molti chilometri percorsi in valle, tra alberi e foglie cadenti e fatica. Quei colori li rivedo più vivaci adesso che non allora.

Vabbeh, in Comune dicevo, sono lì fuori, davanti alla porta a vetri. Mavaffanculo mondo di carta... io corro. M'avvio verso casa e corro. In due passi l'aria fredda mi droga, che nemmeno l'ultimo cannone... che nemmeno l'ultima boccia in Toscana... corro.

"Dio che bello" mentre incrocio l'architetto Cavallari avvicinarsi e lo saluto con la mano dicendo "Ueh... sono cazzi tuoiiiii!". Non era mica vero, non sono cazzi suoi, sono cazzi di tutti, anche miei... ma bello riderci e correrci... intanto sfilo via come un razzo, che forte così non so se ho mai corso, che al commercialista che apre dico solo "Sciuciamanubriiii" tra un respiro e l'altro.

Cento metri? Che saranno per un maratoneta? Nulla se ce l'hai scritto sul campanello, ma che goduria se il tuo cuore ad averne matricola. Pompa cuore bello che inizia la salita, che mica hai bevuto un litro di quello buono alle 8:30 di mattina, pompa come facevi prima cazzo! Mentre sventola alle spalle il giubbotto e la camicia fuori che sobbalza, mentre su queste scarpe da 30 euro da passeggio, che si slegano per un cazzo e che non c'ho fatto il doppionodo, corro come un pazzo. Inizia la salita.

"Ciao papa" urlo al Sergio che mi guarda scuotendo il capo. "Ti tze mat" sento perdersi lontano, ma non ho tempo d'ascoltare... 'sta stringa bastarda s'è slegata ma non mi fermo no. "Vah come vai Nick, vah come vai!" così il male di questa folle corsa forsennata mi droga di passato, che poi non è mica che sono vecchio (ancora mi tira neh?), ma quando corri... ringiovanisci un tocco, un tocchetto.

Mancheranno quaranta metri all'uscio, forse meno, e la bestemmia che accompagna il telefonino che cade dalla tasca è una preghiera, uno sfogo, un ringraziamento per quel bellissimo sforzo purificatore, o forse, solo liberatore. Sacrificato maledetto cellulare che non so usare. Muori in pace, io non mi fermo. Ghigna tesa, denti stretti mi butto sull'uscio. Primo... ed ultimo... due istanti affannati con le gambe inchiodate di legno. Eppur si muove... piano: è vivo. Forse più vivo di due minuti fa. Che figata, torno a raccattare i pezzi del maledetto marchingegno Tim per strada, mente un'auto gli passa sopra indolente.. ma la perdono: lei non va così forte.

Ma come puoi ricordarti chi sei in meno di quattrocento metri di strada? Dal Comune all'ufficio in 52 secondi netti. PB: la maratona è lontana, i sogni sempre con me.

Nick